Moda & Design

Storia di Anna Wintour Potente direttore di Vogue America

Figlia di Charles Wintour, direttore del quotidiano London Evening Standard, fin da giovanissima sviluppa una passione sfrenata per la moda. Negli anni sessanta della Swinging London è ispirata da figure femminili rivoluzionarie come la stilista Mary Quant.

Negli anni settanta inizia la costruzione della sua carriera. Inizialmente viene assunta da Harper’s and Queen a Londra, poi si trasferisce a New York e lavora come assistente editoriale e fashion editor per riviste come Harper’s Bazaar e Viva. Wintour è molto ambiziosa, determinata verso il successo e con una visione ben precisa. Tuttavia le sue scelte editoriali non sempre vengono apprezzate dai suoi superiori e colleghi.

Nel 1985 ritorna a Londra dove le viene affidato il primo incarico da editor-in-chief per la rivista British Vogue. Viene ricordata per aver cambiato completamente la redazione editoriale e per il controllo assoluto esercitato come direttore.

Due anni più tardi torna a New York e dirige il magazine di interior design House & Garden. Wintour cambia completamente l’identità che la pubblicazione aveva fino ad allora. Fa un ampio utilizzo di celebrities nei servizi e questo crea disappunto tra alcuni estimatori della rivista che vedono un’impronta artistica alla Vanity Fair e meno attenzione verso l’interior design.

La svolta arriva nel 1988 quando prende il posto di Grace Mirabella alla direzione di Vogue America. In quel periodo la rivista soffre la competizione con il magazine Elle America e Wintour viene designata come figura chiave per rivoluzionare l’estetica (e le vendite) di Vogue.

Il primo numero realizzato sotto la sua direzione è quello di novembre 1988. Al posto dei consueti scatti di copertina con il solo volto di una modella in primo piano Wintour – con l’aiuto di Carlyne Cerf de Dudzeele, nuova fashion director – propone una ragazza bionda, sorridente, a figura intera e con poco trucco immortalata nelle strade di New York.

La ragazza, Michaela Bercu, indossa dei semplici jeans accostati ad una preziosa maglia gioiello di Christian Lacroix Haute Couture. Una scelta vincente e moderna, che apre le porte ad un modo di intendere la moda e lo stile con approccio meno elitario.

Nel corso degli anni Wintour porta Vogue America ad un grande successo commerciale, grazie anche al larghissimo impiego di celebrities in copertina. Tra i maggiori fotografi che si alternano nella realizzazione degli editoriali vi sono Mario Testino, Steven Meisel, Annie Leibovitz e Patrick Demarchelier solo per citarne alcuni.

Sebbene l’autrice lo neghi, le vicende del romanzo Il diavolo veste Prada del 2003, scritto da una sua ex-assistente, Lauren Weisberger e dell’omonimo film, sono ispirate a lei.

Nel film l’attrice che interpreta la sua parte è Meryl Streep. A lei è anche chiaramente ispirato il look del personaggio di Fey Sommers nella serie Ugly Betty. Sembra che Johnny Depp si sia ispirato a lei e a Marilyn Manson per il look del suo personaggio Willy Wonka nel film-remake La fabbrica di cioccolato.

È nota la tendenza della Wintour a privilegiare gli stilisti britannici e americani (gli unici italiani inclusi nella sua lista dei magnifici sette del fashion system sono Miuccia Prada e Stefano Pilati), ma come ha dichiarato anche Franca Sozzani (ex direttrice di Vogue Italia), «ogni direttore di Vogue privilegia giustamente gli stilisti del proprio Paese».

La Wintour infatti ha numerosi protetti, anche tra gli stilisti, tra i quali John Galliano, che senza il suo aiuto non avrebbe lavorato da Christian Dior. Inoltre ha persuaso Donald Trump a lasciare una sala disponibile per una presentazione a Marc Jacobs quando questi era a corto di fondi. Non si può parlare di protetti senza citare Plum Sykes, un’assistente di Vogue che è diventata una scrittrice di fama, contesa dall’élite modaiola di New York.

Il direttore editoriale di Vogue America è la protagonista del documentario presentato e premiato al Sundance Film Festival. Uscito negli Stati Uniti l’11 settembre 2009, il documento si chiama, non a caso, The September Issue, cioè «Il numero di settembre», considerato il numero più importante dell’anno, che impiega circa 8 mesi di lavoro alla rivista.

Il documentario è girato dal regista R. J. Cutler, che ha avuto accesso alla sede centrale della rivista in Times Square, New York, e che ha rivelato che quello che si vede ne Il diavolo veste Pradaè reale. Anche Frida Giannini, quando era alla guida della maison Gucci, nel corso di un’intervista rilasciata a Serena Dandini nel talk-show Parla con me ha confermato quanto sia glaciale, impenetrabile e potente la figura della Wintour, ribadendo inoltre che tutto quello che si vede nel film Il diavolo veste Prada è reale.

La Wintour, per contratto dalla Condé Nast (la casa editrice che gestisce Vogue e molte altre importanti riviste), ha uno stipendio annuo che supera i 2 000 000 di dollari, un autista personale e un budget annuale di 200 000 dollari riservato alle spese per l’abbigliamento.

Nel 2013, oltre a mantenere la leadership del magazine Vogue, viene promossa direttore artistico dell’intero gruppo Condé Nast su volontà dell’amministratore delegato Chuck Townsend.

Dal 1995 è a capo dell’organizzazione del Met Ball, noto gala che si tiene ogni anno a New York presso il Metropolitan Museum of Art. Nel 2014 è stato invece inaugurato l’Anna Wintour Costume Center, un’ala del Metropolitan Museum of Art riservata alle esposizioni del Museo della moda. Alla cerimonia di inaugurazione, Michelle Obama ha tenuto un discorso di elogio e stima sui meriti artistici, culturali e filantropici che Anna Wintour ha dimostrato nel corso della sua carriera.

Attualmente la crew di Vogue e delle altre testate del gruppo Condé Nast si sono trasferite dalla storica sede di Times Square al nuovo One World Trade Center, costruito nel luogo in cui si è verificato l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York

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